Southern Frequency Club_ Paolo Crazy Carnevale

cozmic mojo

 

COZMIC MOJO

Southern Frequency Club

2011 Cozmic Mojo CD

Da Late For The Sky

 

Una formazione curiosa quella dei Cozmic Mojo, un quartetto italo-texano che ruota attorno alla cantante di Austin Elizabeth Lee e al chitarrista bresciano Luca Gallina, giunti con questo lavoro alla loro terza prova discografica. A questo si aggiunga il fatto che il gruppo ha un notevole seguito in Germania ed ecco che avremo il ritratto di una formazione davvero senza frontiere. Rispetto al precedente lavoro, più orientato verso un sound texano più classico, questo nuovo CD dei Cozmic Mojo sembra aprire la strada, temerariamente e con successo, verso una musica più densa di contaminazioni, anche elettroniche, che ricordano certi esperimenti prodotti in casa Fat Possum, con la differenza che qui la tecnologia è applicata a un ambito country rock approcciato con spirito punk anziché al blues. La musica (quattordici tracce in tutto) sembra aver spostato l’asse dal Texas all’Arizona, più precisamente verso Tucson, pescando certe sonorità dai Green On Red (ascoltate l’apertura della traccia numero uno, Soundtrack) e certe altre dai Calexico (nel brano Yes ad esempio), fermo restando che quello dei Cozmic Mojo è soprattutto un progetto originale.  Gran chitarre, suonate da Gallina e da Luca Manenti, col solido drumming di Federica Zanotti e naturalmente la voce di Elizabeth Lee. Ai puristi dirò subito che l’uso di certi campionamenti elettronici non guasta assolutamente, rende anzi molto attuale e fresco il suono del gruppo, che si arricchisce qua e là di partecipazioni da parte di amici al di qua e al di là dell’Atlantico, perché, trattandosi di una formazione cosmopolita, il CD è stato registrato in Italia e in Texas. La voce della Lee è molto calda e duttile, si adatta molto bene alle composizioni che lei stessa firma con Luca Gallina, che si tratti dell’ipnotica Box Song, con momenti quasi hendrixiani, o della jazzata The Clown. Blue Happiness pare celare echi zappiani in una struttura che con Zappa non ha nulla a che vedere, Longhing è sostenuta da un intreccio tra slide e chitarra effettata, Lupin, come ci si può attendere dal titolo, è cantata in parte in francese e aggiunge nell’arrangiamento atmosfere parigine che vengono regolarmente riportate in linea col resto del disco da break di chitarra acustica di tutt’altra natura. Il tutto a testimoniare quanta buona musica in sordina si produca in giro per il mondo.

Paolo Crazy Carnevale