Elizabeth Lee’s Cozmic Mojo_Jazz On Live di Cristian Verzeletti

di Christian Verzeletti – www.mescalina.it

Elizabeth Lee
a Brescia è di casa per una serie di questioni affettive e musicali che si sono intrecciate e che l’hanno portata per un periodo, purtroppo breve, a gestire un locale sul territorio: proprio l’esperienza dello Storyville ha permesso a questa cantante texana di crearsi più di un legame. Per questo la sua data al JazzOnLive è una sorta di ritorno: lo si capisce anche dall’attenzione che il pubblico le dedica e dalla quantità di sguardi e sorrisi che lei, perfettamente a proprio agio, dispensa nel corso dell’esibizione.
Accompagnata da Luca Gallina e Luca Manenti alle chitarre e da Beppe Facchetti alla batteria, si dimostra una frontman di tutto rispetto, pronta a svolgere il proprio ruolo con grinta e convinzione consumate: l’unica spinta che le é necessaria è quella dei suoi musicisti, un vero e proprio power trio che non patisce nemmeno l’assenza del basso. Anzi, sin dall’inizio, proprio la sfida innescata dalle due chitarre mette in chiaro il tiro della serata e conferisce subito un taglio southern all’approccio rock-blues di Elizabeth. Se a questo si aggiunge che, da parte sua, la texana sfoggia anche un look da southern girl che non ha nulla da invidiare a quello di Steven Tyler e compagni, si può facilmente intuire quale sia l’impatto complessivo.
Gallina apre la scaletta con un dobro suonato a colpi di slide, infuocando subito i pezzi con un repertorio che va dal rock’n’roll al voodoo blues di “Better than the last time”, in cui sono forti i richiami di New Orleans e della Louisiana: tra un rimando ad Hank Williams ed uno a Stevie Ray Vaughan, il suono si fa sempre più grosso e la temperatura continua a salire. Nel giro di pochi brani, Elizabeth ha la voce a mille e si lancia in una “One man trash” dedicata ad uno di quei malfamati personaggi, troppo spesso responsabili della proprietà e della sopravvivenza dei locali in cui si fa musica: il tiro e la convinzione con cui la canzone viene eseguita porta ad una versione di “River” in cui la Lee dà il meglio di sé, sfiorando l’amarezza soul di Janis Joplin (il nome Cozmic Mojo non è certo casuale). Il pezzo poi tracima nel gospel “Jesus gonna be here”, secondo un ideale percorso di dannazione e redenzione: il pubblico gradisce e accompagna scandendo il ritmo al punto che si assiste presto ad un esecuzione traditional, solo voce e battito di mani.
Dopo una pausa, si riprende con un numero strumentale che fa da preludio ad una serie di pezzi capaci di raccogliere il meglio del rock e del blues elettrico da Muddy Waters a Bo Diddley: oltre che energia, il trio dimostra di avere personalità ed originalità, arrivando anche ad improvvisare qualche movimento di scratch in un botta e risposta tra le chitarre. Per quanto suonino frontali, Elizabeth Lee e i suoi mantengono l’equilibrio dei pezzi e, una volta portata al limite la tensione, non se la lasciano sfuggire, ma continuano ad alimentarla con colpi più di sostanza che di effetto, soprattutto grazie alla varietà dei numeri di cui è capace la lead guitar di Gallina. Ne è prova anche la ballata “Universe”, dosata e raccolta sui ricami del dobro.
Nel finale poi, tra sferzate elettriche e giri virtuosi, trova spazio “Whiskey”, un altro brano inedito che dovrebbe far parte dell’imminente nuovo disco. Dopo due ore di concerto, Elizabeth Lee sorride e se ne va, lasciando ancora una volta il segno. E dire che il suo passaggio dalle parti di Brescia e la collaborazione con i Cozmic Mojo sembrava dovessero essere estemporanei.